- Nicole Minetti non deve accettare di dimettersi per nessun motivo! Credono forse che sia una di quelle donne oggetto, senza un briciolo di amor proprio, che obbediscono a ogni capriccio dei ricchi e dei potenti?

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-I ristoranti sono quasi tutti cinesi

-I parrucchieri… quasi tutti cinesi…

-I negozi a prezzi stracciati? I fioristi al cimitero? Cinesi!

-Molti vorrebbero dire basta all’invasione…

-Bastava dare la cittadinanza al Dalai Lama…

 

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Zuppa complessa, quella che abbiamo sul tavolo. Parte da una raccolta di realizzazioni culinarie trovate navigando nell’oceano digitale e virtuale e mostrate in tutta la loro godibilità, con tutto il loro desiderio di possesso carnale. Queste immagini sono raccolte nel blog This is why you are fat (Ecco perché sei grasso), che dal 2009 sembra essere fra i siti più visitati dagli internauti americani.

Le foto ritraggono turgide torte multipiano piene di pan di spagna con i colori dell’arcobaleno, o una torta di carne che ne contiene un’altra; o ancora un intero happy meal di McDonald’s montato su una pizza e annaffiato di maionese e un sandwich da cui trabocca mezzo chilo di bacon.

Che cos’hanno di affascinante, per milioni di americani, queste immagini dal sapore pantagruelico? I cibi sono presentati come in un normale libro di ricette ma sono più abbondanti, più perturbanti, più eccitanti. E della ricetta non c’è una sola riga. in altre parole non si spiega il processo di preparazione di quel piatto, se ne mostra solo la succulenta e provocante realizzazione. Proprio come succede per la pornografia, che mostra solo l’atto sessuale in sé, crudo e per questo provocante ed eccitante, tralasciando i noiosi preliminari.

Non a caso alcuni sociologi hanno coniato per questa cucina due termini: food porn e Frankestein cuisine, associandola talvolta alla pornografia, tal’altra all’immaginario orrorifico nato intorno al personaggio di Mary Shelley.

Il cibo è una tentazione, la bocca è una delle sedi del piacere carnale e l’atto stesso del mangiare è letto dal cervello umano con segnali molto simili a quelli con cui si interpreta il rapporto sessuale. Se la pornografia è il luogo dei voyeur del sesso ecco il luogo per i voyeur del cibo. Dopotutto quella statunitense è la civiltà dove sesso, alcol e droga sono simili a espressioni di Satana il cibo rimane l’unico piacere carnale accessibile e condivisibile senza restrizioni. Potrebbero essere teorie di filosofia o sociologia ma resta il fatto che i dati sull’obesità negli Stati Uniti sono numeri inequivocabili.

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Se hai un tablet o uno smartphone puoi fare ormai praticamente qualsiasi cosa, tranne forse asciugarti i capelli, raderti e dipingerti le unghie.

Tolta quella percentuale minoritaria che usa questi aggeggi principalmente per lavorare o per leggere giornali, la grande maggioranza dei terrestri li utilizza come giocattoli elettronici in grado non solo di soddisfare il desiderio di cimentarsi nelle abilità dei videogiochi ma anche di offrire potenti strumenti per inventarsi divertimenti e passatempi nuovi, dalla produzione di video e foto personali in poi.

Bene, tra queste attività se ne pubblicizza – in radio e su vari siti internet – una nuova e affascinante, perché si basa sulla disciplina della quale dal 2008 in poi tutti, volenti o nolenti, abbiamo imparato almeno i termini meno astrusi: la finanza.

Si tratta di collegarsi a una piattaforma web che offre un breve corso on line gratuito e subito dopo la possibilità di gettarsi anima e corpo nientemeno che nei mercati finanziari di tutto il mondo. Facendo cosa? Comprando e vendendo, che domande!

Azioni, titoli e perfino materie prime e valute. Per chi non è ancora troppo esperto. I più svegli o i più esperti possono perfino puntare sulle oscillazioni degli indici di borsa su mezzo pianeta.

Il tutto investendo, ogni volta, anche piccole cifre.

Qui arriva il punto: le piccole cifre non sono in denaro virtuale. Il gioco stesso non è una riedizione tecnologicamente avanzata del mitico Monopoli. È tutto vero. Veri i soldi, veri i titoli, veri i mercati finanziari.

È vero anche il fatto che sono operazioni – migliaia di operazioni – come queste a costringere  governi a tagliare pensioni e stipendi, a costringere aziende a licenziare dipendenti, a chiudere sedi, a pagare operai con un piatto di riso per 10 ore di lavoro; ad affamare contadini dei Paesi più poveri del pianeta, i cui cereali coltivati con sacrificio e lavoro sono acquistati dagli intermediari commerciali a prezzi ridicoli.

Qui mi fermo perché a questo punto capisco di trovarmi di fronte non a un reality show fatto di dieci imbecilli che recitano di fronte a milioni di altri idioti che credono sia tutto vero.

Mi trovo di fronte all’istigazione ad alimentare una pratica che scommette non sul successo ma sui fallimenti di esseri umani veri, pubblicizzata con la stessa leggerezza con cui si fa propaganda alle giocate del lotto: “È facile! E in pochi minuti puoi farlo anche tu, direttamente dal tuo tablet o dal tuo smartphone!”

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- Il Sindaco Pisapia si è dimesso da Commissario Straordinario di Expo 2015

- Quando l’acqua comincia a bollire c’è chi salta fuori dalla pentola

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filosofia nel bagno dell'autogrill

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I Jedi per me sono sempre stati creature quasi mistiche. Cavalieri dall’aspetto ieratico, custodi della Forza come pura energia, eredi e predestinati di un’entità sociale che custodisce segreti a noi umani non accessibili.

Con questo immaginario se a uno Jedi avessi dovuto associare una figura sarebbe stata quella di una creatura probabilmente alta, non muscolosa ma dal fisico armonico, anche se a colpirmi non sarebbero stati i suoi pettorali ma la sua espressione che lascia trasparire la sapienza secolare e la serenità di un equilibrio psicologico e filosofico che avrei perfino invidiato.

E il luogo in cui un Jedi diventa tale come sarebbe stato? Un monastero in vetta all’Himalaya o una grotta in pieno deserto? Non so. Ma non certo la palestra di New York  in stile “Flashdance” che ospita una sedicente Accademia. Un Jedi insegna ad altri esseri umani l’arte del combattimento con la spada. Lui, lo Jedi, è un quarantenne con una patetica coda raccolta a chignon. Mostra le figure e le evoluzioni del corpo nell’ordine a un tizio sovrappeso e affetto da alopecia, a una mora con la terza schiacciata da un reggiseno forse di plastica e a un altro quasi-obeso che oltre alla coda esibisce anche una splendida chierica pelata. Il tutto mi dà un sapore di scoramento che il mio immaginario non avrebbe certo mai saputo costruire.

Non fa bene mangiare davanti al video e allora se davvero vi interessa faremo un’eccezione: Video importato
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morire-low-cost

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